L’importanza della ricerca nella PMA

A Ginevra ha sede l’ESHRE la Società europea di riproduzione umana ed embriologia.  Lo scorso luglio, durante il convegno annuale, uno studio di ricerca tutto italiano è stato premiato del Gfi (Grant for Fertility Innovation).

Il merito è della ricercatrice di Istologia ed Embriologia dell’Università di Tor Vergata Luisa Campagnolo, che dopo aver lavorato negli USA ha portato in patria la ricerca vera e propria istituendo un laboratorio didattico. Qui si insegna a fare materialmente le cose: si insegna come manipolare ovociti – di topo ovviamente – come si crioconservano i gameti – quelli maschili sono umani ma di scarto – e come si valutano.

Il premio molto ambito – in quanto consiste in finanziamenti per la ricerca – permetterà di indagare il fattore EGLF7 che sembra, almeno nei ratti, ciò che permette all’embrione di dialogare con l’endometrio. Questo importante momento della fecondazione assistita, ad oggi è avvolto nel mistero per cui una scoperta di questo tipo sarebbe di fondamentale importanza.

Lo studio, fatto su ratti, prevede infatti di analizzare con attenzione il momento in cui l’embrione secerne questo fattore in modo da individuare il momento migliore per il transfert e perché no ipotizzare una spennelatina di EGLF7 direttamente sull’endometrio per favorire l’attecchimento.

In questa ricerca sono riposte molte aspettative a livello internazionale e ciò fa molto onore alla nostra sanità i quanto a ricevere dei contributi per la ricerca sia un laboratorio universitario che collabora con il centro di Sterilità e Procreazione assistita  dell’ospedale romano Pertini.